IL RAGAZZO SOTTO LA MENSOLA

La gente mi guarda come se stessi qui perché ho paura di qualcosa.

le maestre hanno uno sguardo intristito quando si rivolgono da questa parte, parlano tra di

loro, fanno piccoli sospiri e se si accorgono che le sto guardando, mi fanno un

sorriso. Io invece sto qua sotto la mensola in corridoio perché c’è un tubo nel muro e

il muro è caldo.

Suona la campanella della ricreazione, aspetto che i miei compagni siano fuori e corrano e urlino e mi siedo con la schiena contro il muro. Non parlo con nessuno, non gioco con nessuno, non mi interessa, ascolto, guardo, mi scaldo e dieci minuti passano in fretta. Non mangio nemmeno la merenda, la mia mamma per un po’ ha insistito a mettermela nello zaino, ma visto che tutte le volte la ritrovava intatta, adesso non me la mette più, io non la mangio perché non ho fame. Ho sei anni, quasi sette perché è gennaio e io li compio ad agosto, quindi sei e mezzo, ma sono già grande. la scuola non mi piace, cioè mi piace solo imparare a scrivere, a fare i conti, a leggere (anche se leggere faccio fatica, confondo le lettere qualche volta) e mi piace disegnare. Mi è sempre piaciuto e anche a casa disegnavo sempre, i miei hanno persino appeso alcuni miei disegni e gli ospiti li guardano e dicono che sono belli, secondo me però sono più belli quelli che faccio adesso, più precisi e i colori migliori. I miei compagni di classe mi chiedono continuamente di fargli dei disegni, ma io mi stufo. La mia compagna di classe M. prima delle vacanze di Natale mi ha persino chiesto di farle un disegno perché lo voleva regalare a sua mamma per Natale, io gliel’ho fatto, ma secondo me sua mamma preferisce un disegno che fa lei, anche se è brutto. Le mamme preferiscono sempre quei lavoretti che ti fanno fare a scuola, con sopra il tuo nome e tanti auguri mamma o ti voglio bene mamma o cose così. Comunque la mia compagna ha voluto lo stesso un mio disegno, con il mio nome e tutto, e le ho fatto un leone. Disegno sempre animali perché gli animali mi piacciano e li conosco quasi tutti, compresi quelli della savana e della giungla che quando li dico neanche la maestra li sa. La mia maestra però è brava, è molto più vecchia di mia mamma ma molto gentile con me, infatti urla sempre con tutti ma con me mai. Io però non sono come i miei compagni che sempre gridano, lanciano i fogli e chiacchierano durante le lezioni, io sto zitto, persino se mi fa una domanda. Sto sempre zitto perché non ho voglia di parlare e perché ho sempre qualcosa di importante da pensare, un animale o un gioco o un mio compagno di classe cosa sta facendo o che fine ha fatto quell’animale di plastica che mi si è infilato nel divano e non sono più riuscito a trovarlo nonostante mia mamma lo abbia fatto passare tutto. I miei genitori sono molto impegnati, lavorano sempre ma sono anche sempre a casa, perché lavorano in proprio, nessuno dei due vuole un capo, mi dicono. mio papà è molto bravo a fare tutti i lavori in casa e fuori e con me e mia sorella (ho una sorella) inventa spesso dei giochi molto divertenti, in giardino e qualche volta 1 in sala. Mia mamma gioca meno con noi ma sa fare delle buone torte e sta spesso seduta sul divano a leggere o davanti allo stereo con le copertine dei suoi dischi. A volte balliamo con lei, oppure ci fa volare sdraiandosi per terra e appoggiandoci sulle ginocchia, più spesso mia sorella perché è più leggera, ma qualche volta anche me: ci piace moltissimo volare e andiamo quasi sempre in Africa, perché lì ci sono parecchi animali interessanti. Non ho amici, a parte qualche figlio di qualche amico dei miei genitori, ho due cugine e passo tanto tempo con loro, stanno dalla nonna e io e mia sorella passiamo dalla nonna tutto il pomeriggio. Devo dire che la mia nonna è davvero brava, ma forse tutte le nonne sono così. Insomma ho già raccontato tante cose di me e sono abbastanza stanco, mi hanno detto che la scuola finisce a giugno e mi sembra ancora lontano, ma non posso farci niente, devo avere pazienza. Del resto sono un bambino con molta pazienza e l’unica cosa che mi fa perdere la pazienza è vedere che tanta gente non ne ha, soprattutto con noi bambini. II. È maggio, in qualche modo i mesi sono passati e tutto il resto, adesso all’intervallo non mi metto più sotto la mensola, anche perché fa caldo e non c’è più bisogno di scaldarsi con il tubo, era una bella comodità quel tubo. Adesso usciamo all’intervallo e ci fanno correre, di solito correre e basta è stufante allora i miei compagni fanno dei giochi che sembrano molto divertenti, e in effetti posso dichiarare che lo sono, visto che per la prima volta ho giocato con loro, si chiamano “mago ghiacciato” e “ce l’hai”. Non so se sapete come funzionano, ma sono facili, in mago ghiacciato c’è – ovviamente - un mago (ma è un bambino che fa finta), che ti insegue e quando ti tocca ti ghiaccia, allora un tuo compagno alleato deve sghiacciarti e così via, in ce l’hai uno ti insegue e quando ti prende dice ce l’hai. Non so cosa c’ho, ma fa niente, si corre da matti ed è una fatica boia, ma divertente. Quando sono andato a casa l’ho raccontato a mia mamma, ed era contenta, quasi non ci credeva e mi ha chiesto due volte: “ma anche tu hai giocato?” non capisco, magari non voleva che sporcassi le scarpe per chiedermelo tante volte, ma non credo, le sporco sempre dalla nonna. Proprio adesso che la scuola sta finendo mia mamma si è messa in mente che devo leggere bene e tutti i giorni, oltre ai tanti compiti che ho da fare, devo leggere con lei e ricopiare una pagina di un libro. Me la fa ricopiare e poi rileggere. Io non c’ho più voglia di tutto questo ricopiare e rileggere e poi a cosa serve, è stufante. Il problema è che la mia maestra l’ha fatta chiamare a scuola e le ha parlato nel corridoio mentre io ero in classe. Il mio compagno A. che è curioso, ha ascoltato e mi ha detto che la maestra vuole che la mia mamma mi porti da un signore per capire se leggo male perché proprio non capisco le lettere o solo perché sono distratto, poi il mio compagno non ha capito più niente e si è stufato anche lui. Così devo sempre ricopiare e leggere, perché la mia mamma mi ha detto che col cavolo non so leggere, ci pensa lei. Però da quel signore mi ha portato lo stesso, si è anche fermata un attimo fuori dalla porta, a leggere il cartello che c’era sopra (Neuro- psichiatria-infantile) e ha fatto un sospiro. Quel signore mi ha fatto leggere, scrivere, un dettato, le solite cose stufanti e poi ha detto che ci farà sapere. il voto 2 immagino, ma non so. comunque tra dettati e ricopiare siamo a giugno e per quest’anno è finita. III. È arrivato un nuovo bambino a scuola, sono in seconda adesso, e figurati lui non ha neanche fatto l’asilo! Che fortuna! Io ho fatto anche l’asilo nido e mi faceva davvero schifo, non è giusto però che mi sorella non l’ha fatto e io sì e poi cosa vuol dire che dovevano lavorare i miei e tutto il resto? Non è giusto e basta e quando avrò un bambino io, non gli farò fare l’asilo nido perché un bambino è troppo piccolo e deve stare a casa a quell’età, io almeno la penso così. Dicevo del bambino, ecco è nuovo e siamo già amici anche se è arrivato da poco, non so come mai ma non gli piacciono troppo i giochi che fanno i miei compagni e viene sempre vicino a me a guardare che disegno e mi ha insegnato a fare una specie di campo da calcio e giochiamo con le matite e la gomma. Dato che c’è lui non sto più sotto la mensola durante la ricreazione (ma la merenda non la mangio ancora), giochiamo al pallone con la gomma o anche andiamo fuori con gli altri. Lui è diverso da me. Gli piacciono i giochi che facciamo insieme ma dice che anche gli altri bambini sono simpatici, alcuni, e che non è poi male giocare a mago ghiacciato e ce l’hai qualche volta. Insomma ha ragione e mi diverto abbastanza anche io, anche le maestre non mi guardano più con quella faccia che facevano prima e la mia maestra mi ha anche urlato una volta, come fa con gli altri. Sabato viene a casa mia. È la prima volta che ho voglia di invitare qualcuno a casa mia. IV. [“Signora Pietro va molto meglio, sotto tutti i punti di vista; parla di più, sempre misuratamente ma quello è evidentemente il suo carattere, a ricreazione gioca con gli altri bambini e ha stretto una forte amicizia con Giuseppe, se può, faciliti questa amicizia, il bambino ha una situazione familiare complicatissima che si ripercuote sul suo rendimento scolastico e che lo ha portato a quasi 8 anni ad avere un vocabolario limitatissimo e zoppicante, in casa il livello di degrado culturale ed economico è molto forte, e sorprende vedere un bambino così intelligente essere uscito da un contesto del genere; da quando Pietro e Giuseppe sono amici, i progressi di Giuseppe sono stati evidenti e Pietro è molto maturato emotivamente”. È così che è iniziata la nostra storia di una famiglia costituita, borghese, complessivamente serena, che ha accolto un “nuovo figlio”, entrando giorno dopo giorno in una realtà diversa, del tutto sconosciuta nonostante la presunzione di sapere cosa succede nel mondo e che altri stanno meno bene di noi. Ci è voluto mio figlio, a spiegarmelo. Dopo quella chiacchierata con la maestra di P., G. ha iniziato ad essere sempre con noi e la sua famiglia allo stesso modo, a chiedere ed inserirsi, non solo sotto il profilo materiale ma umano. Ho iniziato a parlare con una persona quasi incapace di esprimersi, trovando nuove strategie di comunicazione, ad attivarmi per aiutare questa gente, con un lavoro, una parola, un gesto, mentre quei due bambini si legavano come fratelli e usavano l’un l’altro per crescere e superare le difficoltà nelle quali erano. 3 Sabato G. è venuto da noi, ho preparato una torta e i bambini l’hanno apprezzata molto, per il resto del tempo sono stati in giardino a giocare, cosa strana, senza mai in 5 ore farsi sentire, abbiamo un bel giardino, e sono abbastanza tranquilla, vedo P. cambiare ogni giorno, diventare più aperto e allegro e ne sono felice. ] V. È di nuovo lunedì e sono di nuovo a scuola ma il sabato adesso mi diverto tanto, Giuseppe ormai viene sempre, non c’è neanche bisogno di dirlo, arriva con sua mamma alle 2, o lo va a prendere la mia, e si ferma sempre fino alle 7, qualche volta anche mangia da noi. È bello il sabato perché lui viene e facciamo sempre tante cose, in casa e in giardino, ma soprattutto in giardino, anche se fa freddo perché ormai è quasi Natale. Di solito tra le nostre attività ci sono raccogliere legni e fare una capanna, cercare le lucertole (che adesso non si trovano, visto che si gela e loro amano il caldo), andare sul fiume a vedere se ci sono topi o rane, raccogliere moltissime ghiande delle querce del mio viale per fare dei depositi di munizioni. L’ultima volta siamo scesi in fondo alla scarpata, era abbastanza ripido ma abbiamo usato una corda attaccata alla prima pianta, per non scivolare, poi pian piano abbiamo tracciato un percorso e messo sul percorso le foglie secche, così lo confondevamo agli altri ma lo rendevamo più morbido per noi, alla fine siamo arrivati a un posto speciale che scommetto neanche i miei avevano mai visto; c’è un fico e tantissima erba cipollina, lì abbiamo raccolto i legni e iniziato a costruire una capanna segreta, sabato prossimo finiremo il lavoro e lo copriremo anche quello di foglie, poi portiamo qualche bicchiere e qualche cosa che posso prendere dalla cucina della mamma, tanto me le dà e facciamo un pic-nic, senza però dirlo a nessuno dove siamo, solo a mia sorella perché lei c’è sempre con noi. La cosa bella con Giuseppe è che sa sempre cosa c’è da fare, perché è quello che so anche io, non c’è mai bisogno che si spieghi niente, le cose vengono da sole. Non mi è mai successo che un altro bambino sapesse quello che so io, che avesse voglia di fare le stesse cose nello stesso momento e che si stufasse quando mi stufavo io, mi è sempre piaciuto stare da solo, ma adesso stare con lui mi piace di più. Alla sera lo abbiamo accompagnato a casa noi, devo raccontare di quella casa perché è brutta. Intanto è piccolissima, una camera dove dormono i suoi e una cameretta con un lettino e un letto a castello dove dorme lui, sua sorella e sua nonna, poi la cucina e un bagno bruttissimo. Appena entri in casa c’è una puzza tremenda, non so neanche cos’è, mio papà dice di fritto, ma io non lo so, fatto sta che è una puzza fortissima e cattivissima. hanno in cucina una televisione grandissima e anche in camera da letto, due televisioni in una casetta piccolissima. Il palazzo è brutto e vecchio, e c’è un cortile dove abita un sacco di gente, anche B. un ragazzo senegalese con sua mamma, suo papà, sua nonna e tanti zii e zie, tutti nella stessa casa, lui gira da solo in cortile con la bicicletta, è arrivato a settembre, ha 12 anni ma l’hanno messo in 4° elementare perché non parla italiano, solo francese; qualche volta G. e B. giocano a calcio in cortile ma esce sempre una signora che grida che danno fastidio e devono smetterla perché lei deve dormire o suo nipote che è piccolo, qualsiasi ora devono dormire e in cortile non si deve fare 4 nessun rumore. In casa anche peggio; a parte che non c’è spazio per muoversi e una gran puzza ma se giochi con una pallina di gomma, dopo 5 minuti inizia a urlare un’altra signora del piano di sopra di smetterla che fa fastidio e sono dei maleducati a disturbare, la mamma di Giuseppe esce dalla porta e inizia anche lei ad urlare che almeno pulisse le scale invece di urlare se un bambino gioca cinque minuti, così iniziano a litigare come pazze e noi dobbiamo scappare al campetto dall’altra parte della strada dove c’è una porta da calcio e un’altalena. Le poche volte che vado io a trovare G. (mia mamma è fissata che qualche volta devo andare io da lui se no si offendono, secondo me sbaglia, ma la accontento almeno la volta dopo riesco a fare stare G. a cena da noi) stiamo sempre a quel parchetto, sua sorella viene con noi (la mia resta a casa) e giochiamo a qualcosa, a calcio la maggior parte delle volte. Sua mamma viene anche lei perché non lavora al pomeriggio, al mattino va in una pizzeria a fare pulizia, non è proprio una pizzeria ma una specie di bar che fa anche la pizza e organizzano feste, lei dice che è una schifezza, la gente si ubriaca alla sera e vomita e lei deve pulire e se non c’è abbastanza sporco per pulire la mettono in cortile a strappare le erbacce a mano, lei però è molto grassa e fa fatica, quando ha detto a mia mamma quanti soldi la pagano, mia mamma si è arrabbiata e ha detto che li denunciava ma lei non vuole perché se no non ha neanche quel lavoro e le servono i soldi. Mio padre invece quando l’ha saputo non ha detto che li denunciava e non si è arrabbiato come la mamma, ha detto solo “carogne” e se ne è andato a tagliare il prato guardando fisso da un’altra parte ma dicendomi che devo rendermi conto che sono fortunato. VI. Sono contento, stanno per iniziare le vacanze di Natale e Natale è la festa che preferisco, anche se mia mamma tante volte in questo periodo non c’è ma la maggior parte sì e comunque Natale mi piace. Di solito mio padre prende un albero grandissimo, che arriva fino al soffitto e lo addobbiamo. La cosa bella è che adesso mia sorella non è più così piccola che disfa tutte le decorazioni e non dobbiamo costruire un recinto intorno all’albero, come facevamo prima. Poi facciamo anche il presepe, andiamo a prendere il muschio e una radice gigantesca di un albero e mettiamo tutte le statuine dentro; la maggior parte delle statuine sono sbeccate e rotte, ma mia mamma dice che erano quelle di quando era piccola, vanno ancora bene. Comunque se non guardi proprio da vicino, è un bel presepe e l’albero è davvero bellissimo. Ho preparato una lettera per Babbo Natale e l’ho data a mia mamma che la deve spedire, ho chiesto vari animali, come solito, che mi mancano e altre cose, vediamo cosa riesce a portare, di sicuro a mia sorella non arriva tutta quella casa gigante che ha chiesto e l’albergo, ma magari i pattini e il camion che si illumina sì, io le ho detto che non l’avevo mai visto ma lei ha detto che Babbo Natale se non ha il gioco, lo costruisce, e in effetti ha ragione e non ho potuto controbattere. Sono stata a casa di G. e lui non ha né l’albero né il presepe, mi ha detto che non hanno i soldi per prenderlo, ma mio papà sentiva e si è arrabbiato e gli ha detto che non ci vogliono soldi per un albero di Natale, basta avere un po’ di fantasia e darsi da fare e se ne fanno di bellissimi, così ieri sono stato tutto il giorno da lui e abbiamo fatto un albero troppo bello, di cartone e con i pennarelli abbiamo disegnato le palline e le ghirlande, suo papà ha detto “si lavora qui”, è la prima 5 volta che sento la voce di suo papà. Quando parla sua mamma non si capisce niente e suo papà sta sempre zitto, in camera da letto, a fumare. Giuseppe mi ha detto che litigano sempre e si tirano addosso le cose e sua mamma gli dice un sacco di parolacce e lo vuole cacciare di casa perché non dà i soldi per loro. È per quello che a lui non gli piace stare a casa sua e vuole sempre venire da noi, mi ha anche detto che vuole fermarsi a dormire qualche volta e se lo posso chiedere a mia mamma, la sua dice che lo lascia sicuro. Sarebbe bello se dormisse da noi, io poi sotto il mio letto ho un altro letto e potrebbe dormire nella mia camera, lo devo chiedere a mia mamma. VII Ieri sera Giuseppe si è fermato a dormire da me. Sua mamma doveva andare in ospedale per una cosa che non ho capito e prendere il treno presto e andare alla stazione a piedi perché non hanno la macchina e suo papà non la vuole portare perché deve lavorare, allora ha chiamato mia mamma alle 5 e le ha chiesto se poteva G. fermarsi a dormire da me e così mia mamma è passata a prenderlo quando siamo andati via dalla nonna. Era già buio per giocare fuori allora abbiamo fatto una pista con il treno e messo sopra gli animali, io ho una enciclopedia molto bella degli animali e l’abbiamo guardata a letto, anche a lui gli animali piacciono e soprattutto i record, tipo la gazzella che riesce ad andare a 100 km all’ora o il falco che ci vede lontanissimo e cose così. È stato bello anche andare a scuola a piedi insieme e lui ha raccontato a tutti quello che avevamo fatto e tutti sono venuti a parlarci vicino al mio banco e a me non ha dato nessun fastidio. Adesso anche con altri compagni parlo un po’ tipo il F. e il L., che mi hanno anche chiesto se possono venire da me a giocare a calcio un sabato e gli ho detto va bene, così possiamo fare due squadre, io e il G. e F. e L. insieme. Ormai è primavera e giocare a calcio va bene, poi tra poco anche la scuola finirà e non immagino neanche quante belle cose potremo fare insieme, vorrei portarlo in montagna con noi, c’è un posto dove ho visto le marmotte e potremmo cercarle. Devo dire che prendere una marmotta è impossibile, l’estate scorsa con i miei siamo andati a fare una passeggiata e siamo arrivati in un posto dove c’erano tantissime marmotte, io ho iniziato ad acquattarmi e strisciare per arrivare alle tane ma sparivano subito, perché sono velocissime. Era un posto bellissimo, montagne un fiume in mezzo assolutamente nessuno intorno a noi, almeno avrei voluto fare le foto alle marmotte ma i miei non hanno mai la macchina fotografica e con il telefono erano troppo lontane. Mio papà non ha neanche il telefono, lo usa talmente tanto per lavoro, dice, che gli fa schifo usarlo quando è con noi. Mia mamma era davanti e a un certo punto non l’abbiamo più vista, lei fa sempre così, a un certo punto parte e non si accorge di essere da sola, e neanche che non ci siamo più vicino a lei. Mio papà si arrabbia tantissimo e dice che la mamma come solito lui la deve inseguire, se no la perde. Io credo che mia mamma non lo faccia apposta, lei è così, le piace camminare da sola, o forse le piace pensare da sola, pensa e pensando si dimentica di noi, mentre le sue gambe vanno avanti. Se gridi di aspettarti si ferma un attimo e appena arrivi riparte. Mio padre dice che deve curarci di più perché la montagna è pericolosa e deve stare dietro o davanti la fila, con noi in mezzo. Lei ci prova, sta dietro o davanti un po’ ma poi parte e si ritrova 6 da sola 200 metri avanti. Ma non è che lo fa perché non ci cura o non ha paura che cadiamo in un burrone o tutto il resto, lei ci cura ma cammina avanti e sa che mio papà è più bravo di lei a stare attento che non finiamo in un burrone, allora lascia fare a lui. Sai, ci sono tante mamme fuori da scuola e le osservo. Ognuna è diversa, moltissime sono ferme insieme e parlano continuamente, altre stanno sole, altre parlano appena appena. Mia mamma è tra queste e a volte credo che si senta un po’ sola, come mi sentivo solo io prima di trovare il mio amico Giuseppe; lei si sente sola perché non si trova con le altre mamme e preferisce stare in disparte vicino alla colonna di cemento, che è un po’ come il mio angolino sotto la mensola, io però sono ancora piccolo mentre lei è già abbastanza vecchia e pensavo che alla sua età fosse diverso. Gliel’ho chiesto e mi ha detto che avevo indovinato, ci voleva un amico speciale per stanarla da quella colonna e nessuna mamma di miei compagni era abbastanza speciale, così preferiva starsene tranquilla, che stava meglio. forse è per questo che non mi ha mai sgridato quando la maestra le diceva che stavo da solo, e nemmeno ha brontolato o si è preoccupata tanto (anche se so che altre mamme le hanno chiesto perché lo facevo), sapeva che si sta meglio, se non c’è un amico che ti piace sul serio. Adesso sembra che se non stai con tutti non sei socievole e devi andare da un dottore e tutto il resto, a me piace stare con chi mi piace, con gli altri è stufante. VIII È stata una bella estate, siamo andati al mare a C., che piace a mia mamma e non a mio papà, poi siamo andati anche al mare in Sardegna e anche in montagna una settimana. Poi ho fatto tante cose con Giuseppe, come sempre. Vado con ordine così racconto tutto, tanto lo devo anche fare di compito per la scuola “racconta cosa hai fatto quest’estate” così lo spiego a pezzi. Primo siamo andati al mare con la mamma, e ci siamo stati un po’ di giorni, la mamma voleva fermarsi di più ma dice che poi c’è da litigare con il papà perché a lui non piace e tutto il resto. Lì non è che ci sia molto da fare, solo bagno e mangiare la focaccia, però una volta abbiamo preso la canoa e siamo andati sulla costa lungo il monte che guarda il mare ed era davvero bello, l’acqua trasparente e tanti pesci, che ovviamente a me piacciono molto, un’altra volta siamo andati con il treno in un paese vicino, dove c’era una sua amica e abbiamo fatto il bagno anche lì, ma è meno bello perché non c’è la spiaggia, solo un ponticello per entrare in acqua e ti diverti solo se nuoti bene che vai sugli scogli, come hanno fatto mia mamma e la sua amica. Lì mia mamma non stava come vicino alla colonna a scuola, ma parlava e stava anche zitta ad ascoltare, ma si capiva che era un’amica speciale, come per me Giuseppe; poi abbiamo fatti il compleanno di mia sorella in spiaggia, le abbiamo fatto la torta con un panino a forma di 6, perché compiva 6 anni, e lo abbiamo tagliato a metà e riempito di nutella, con sopra le candeline, mia sorella era molto contenta dei suoi regali. Quando siamo tornati siamo andati in Sardegna con mio papà e i nostri amici che hanno un figlio che ha un anno meno di mia sorella, che si chiama S. ed è molto simpatico ma anche prepotente e si deve fare sempre quello che dice lui se no urla e 7 picchia, infatti lo chiamiamo “picchiatore”. Avevamo una casetta bellissima in una pineta e con una piccola passeggiata si arrivava a una spiaggia bellissima con un mare bellissimo e anche cespugli. Lì mi è piaciuto tanto, non solo perché la casa era bella grande e si poteva mangiare fuori ma perché era un mare abbastanza basso e si toccava per tanto tempo ed era PIENO di pesci, un giorno sono andato con la mamma a vederli con la maschera, un’altra volta abbiamo trovato una medusa gigante e la mamma l’ha messa in un secchiello e ha nuotato un km al largo per lasciarla libera. La mamma di S. rideva e le ha detto “guarda che sa nuotare anche lei”, lei e la mamma si conoscono da tanto tempo e hanno riso tutte e due. Di pomeriggio con S. andavamo dietro nei cespugli a raccogliere delle foglie e delle pigne e facevamo dei paesaggi bellissimi in cui mettevamo i nostri animali. Abbiamo trovato un modo per fare delle strade perfette, facendo strisciare le ciabatte di mio papà sulla sabbia. Devo dire che quel posto era davvero bello e se ci fosse stato Giuseppe non immagino come ci saremmo divertiti, anche così mi sono molto divertito, devo ammetterlo. Alla fine siamo anche stati una settimana in montagna e tante passeggiate e tutto il resto, sempre ricerche di marmotte e altri animali, anche le salamandre nel lago Nero. Era già fresco e ha piovuto qualche volta, mio papà, che ama la montagna, metteva la cerata e usciva a camminare, qualche volta ci chiamava e andavamo con lui su un sasso, ci spiegava le piante che c’erano e stava anche zitto e guardava intorno. La mamma invece stava dentro a leggere, anche sul ballatoio della casa, con le gambe penzoloni perché è un ripiano di pietra dopo 4 gradini e ha una specie di recinto di legno intorno, su cui lei appoggia i gomiti e tiene il libro. Siamo andati anche lì con S. e i suoi genitori e la mamma di S. e la mia andavano tutti i giorni fino dall’altra parte della montagna a prendere il latte da una signora che fa pascolare le mucche in quell’altopiano, è una signora che conosco anche io, ha 3 bambini e a uno di loro ha regalato una capra per il suo compleanno, magari avessi io una capra…lì in montagna ci sono però due asini e andiamo sempre da loro. IX. Giuseppe se ne va lontano. È passato quasi un anno da quando ho finito le vacanze, abbiamo fatto tante cose e siamo stati sempre insieme, mangia da me un giorno sì e uno no, andiamo insieme a catechismo, andiamo insieme a trombone, andiamo sul fiume e il sabato e la domenica viene da me, ma oggi mi ha detto che se ne va lontano, torna dove abitava prima, a Palermo. Quando me l’ha detto stavamo tornando da scuola verso casa mia perché era giovedì e mangiava da me prima di andare a catechismo, io non ci ho creduto. Poi però l’ha ripetuto. Mentre mangiavamo ho capito che non scherzava e sono scoppiato a piangere, mia mamma mi ha preso in braccio sulla sedia a dondolo e ha detto che era presto per piangere, ma io non riuscivo a fermarmi, lui invece ha finito di mangiare. Mentre io ero in Sardegna e a C. e in montagna sono successe tante cose, i suoi hanno litigato più forte e suo papà se ne è andato di casa. Loro sono andati dai 8 carabinieri perché non sapevano cosa fare e non avevano più soldi, visto che li porta sua papà, un giorno sono stati sul muretto davanti ai carabinieri due ore, mi ha detto Giuseppe, ad aspettare che aprissero, faceva un gran caldo e aveva una sete boia e io abito vicino ai carabinieri ma non c’ero così non gli ho potuto neanche dare l’acqua, e mi dispiace. Dopo un po’ suo papà è ritornato ma lui e sua mamma non parlano mai e litigano soltanto e una volta che ero da lui hanno litigato e mi sono spaventato ma sia io che G. stavamo zitti e facevamo finta di non sentire anche se urlavano come matti, ma noi continuavamo a giocare con la playstation, alla sera è venuto da noi e avrei voluto farlo stare sempre lì, come fosse mio fratello, non un mio amico. Per tutto l’inverno sua mamma ha cercato il modo di fare qualcosa ma non riesce e dice che a Palermo ha la sua famiglia e la aiuterebbero, poi ci sono i suoi cuginetti e tutto il resto. Sua mamma dice che se avesse un lavoro starebbe qui e farebbe una casa da sola senza suo papà. Mia mamma allora le ha cercato un lavoro, e gliel’ha trovato, anzi due lavori, uno da una sua amica, l’altro in un ufficio a fare le pulizie quando gli impiegati vanno via, ma non sono bastati e hanno deciso di partire comunque. Anche mia mamma ha pianto quando ha saputo che andava via, ha pianto anche mentre dormiva, e l’ho scoperto perché di notte sono andato nel lettone e l’ho sentita. Io ero confuso perché mi aveva detto che ci provava in tutti i modi ad aiutarli a restare ma se piangeva da sola voleva dire che non ci riusciva e ho capito che anche se vorresti, non tutte le promesse che si fanno a un bambino si possono mantenere. Ho capito anche che i bambini devono fare quello che decidono per loro i grandi anche se i grandi non sono bravi e non fanno la cosa migliore per loro, eppure i bambini devono accettare. Magari Giuseppe da grande potrà cambiare e fare quello che vuole ma cosa succede prima di diventare grande? Magari si abitua a fare cose sbagliate e gli sembrano giuste e le persone che conoscerà andranno bene anche se sono stupidi e tutto il resto. Qui ci sono io e la mia maestra e i miei e mia sorella e noi gli vogliamo bene sul serio, almeno questo è sicuro, quello che troverà là non lo so. Così abbiamo finito la scuola e fatto una festa e mangiato la pizza e nella pizzeria gli abbiamo regalato un trombone per poter suonare anche a Palermo, mia mamma gli ha trovato un maestro lì e speriamo che ci vada. Alla festa c’erano tutti i nostri compagni e le maestre e la sua mamma era triste perché diceva che qui a loro gli volevamo bene, ma là non lo sapeva se davvero gliene volevano. È finito che mia mamma l’ha dovuta accompagnare fuori dalla pizzeria e stare un po’ con lei a parlare per farle passare il magone, però ce l’aveva anche lei, anche se fingeva di no. Comunque l’unica cosa bella è che alla fine della scuola Giuseppe sta con noi due settimane mentre sua mamma va a Palermo a cercare casa e organizzarsi. In quelle due settimane ci divertiremo e giocheremo sempre e andremo in montagna e in piscina, i miei me l’hanno già promesso. Poi la mamma ed io lo accompagneremo giù in aereo e staremo lì due giorni, poi torneremo a casa e lui invece starà lì. X. La mamma, la sorella e la nonna di Giuseppe sono partite oggi, lui è con noi. Ieri hanno lasciato la loro casa, senza dire nulla a suo papà, di nascosto perché non lo volevano nemmeno salutare e volevano andare all’aeroporto il pomeriggio, perché 9 dicevano che solo al pomeriggio un loro parente le poteva accompagnare. Mia mamma si è offerta di portarle ma loro no. Alla fine ha capito che volevano andare lì prima per scappare da loro papà senza salutare e avrebbero dormito all’aeroporto, allora ha trovato una camera in un albergo e le ha messe lì a dormire (prima sono venute da noi a mangiare e sua mamma ha voluto lavare i piatti e mia mamma gliel’ha lasciato fare), poi al mattino presto le ha portate all’aeroporto e le ha salutate. Ci hanno messo un po’ perché al check in non volevano far passare il bagaglio perché era pesante, avevano messo tutti i quaderni del G. e hanno dovuto lasciarli a mia mamma, tanto glieli portiamo noi quando scendiamo, non ci sono problemi. Nel pomeriggio ha chiamato il suo papà ed era molto arrabbiato e ha detto a mia mamma che chiamava i carabinieri perché avevamo preso suo figlio, fortuna che lei lo ha convinto che non doveva chiamarli ma poteva venire a vederlo quando voleva e anche a portarlo a casa a dormire, se lui e il bambino volevano. Il problema è che Giuseppe non ci vuole proprio stare con suo papà e allora va da mia mamma a chiedere di parlare con suo papà e lei ci parla ma non vuole farlo arrabbiare e pensa che anche lui sia molto triste che tutta la sua famiglia è scappata senza salutarlo e anche se non è un bravo papà è sempre il papà del G. Devo dire che per mia mamma è molto complicato. Anche mio papà è contento se sta con noi ma suo padre non lo sopporta e non vuole averlo in casa per nessun motivo. Di nuovo credo che noi bambini siamo molto sfortunati a non poter fare quello che vogliamo ma a dover sopportate tutti che vogliono ognuno una cosa diversa e parlano solo dei loro problemi e delle loro litigate. Non chiedono dei nostri problemi e delle nostre litigate, anzi se litighiamo urlano e diamo fastidio e dobbiamo andare d’accordo perché bisogna fare un po’ per uno e tutte quelle storie. Loro però un po’ per uno non lo fanno mai, vogliono tutti tutto per loro. Adesso non voglio più pensare ai grandi ma passare 2 settimane bellissime con il mio amico, poi vedremo. XI. Sono state sì due settimane bellissime, abbiamo fatto tutto quello che volevamo, andare in piscina e in montagna, in giardino, a casa e la sera leggevamo insieme prima di dormire e la mamma doveva sempre spegnere la luce se no non dormivamo mai. Una sera ci è anche venuta a trovare la maestra di scuola e ha parlato a lungo con mia mamma, a momenti sembrava convinta, poi appena mia madre parlava, scollava la testa come chi si è accorta di un particolare che non aveva notato, e sospirava; mia mamma l’ha ringraziata e lei le ha detto delle cose molto gentili perché la voleva tirare su di morale, visto che mia mamma non ha mai giocato in quelle due settimane (come invece abbiamo fatto noi) e così non c’era modo di superare la tristezza. Giocando non si pensa a niente ma si fanno cose belle e interessanti e alla fine è come pensare, solo senza la fatica e il dolore del pensiero, qualche volta. Alla fine abbiamo dovuto partire in aereo e scendere a Palermo con Giuseppe, la mamma ha preparato la sua valigia e un’altra valigia con tutti i quaderni e ha aggiunto delle cose, poi abbiamo portato il trombone e l’hostess ha fatto storie che 10 non ci stava, ma la mia mamma le ha detto che doveva prendersela con la sua collega del check in che ce l’aveva fatto passare e lei ha detto che era vero. Ma noi al check in nemmeno eravamo andati perché avevamo solo bagaglio a mano e siamo andati dritti all’imbarco. Mia mamma viaggia tanto e conosce delle furbizie per gli aerei e anche se ha detto una bugia, ha fatto molto bene perché quella signorina era molto arrogante. In volo abbiamo preso le patatine e ci siamo divertiti molto. Poi siamo arrivati lì. A prenderci c’era la sua mamma e con il treno siamo andati dall’aeroporto alla stazione del treno di Palermo, dove ci è venuto a prendere suo zio. Appena saliti sull’auto io e il G. ci siamo allacciati le cinture e loro hanno riso “qui non siamo a Milano, le cinture non si allacciano”, lui ha sorriso ma aveva il sorriso triste e aveva paura, continuava a comportarsi come se fossimo a casa, provava a dire le solite battute ma si guardava intorno spaesato e mi ha preso per mano quando siamo scesi dalla macchina per andare alla camera che la mamma aveva preso per noi. Dato che il proprietario ci ha messo tanto ad arrivare, abbiamo guardato in giro e l’unica cosa che si vedeva era sporcizia. Dappertutto sporcizia e macchine che andavano come pazzi e non lasciavano passare la gente. Giuseppe era stanco morto, si vedeva, ma sua madre e sua sorella continuavano a chiedergli di suo padre e tutto il resto. Lui non aveva voglia di parlare. Sua mamma e sua sorella non capiscono nulla del Giuse e lo tormentano e basta. E io ero arrabbiato anche se continuavo a ridere e a dire che schifo della sporcizia e che non si capiva niente di quello che diceva suo zio. Finalmente il padrone di casa è arrivato e abbiamo lasciato la borsa per andare con loro a casa di sua zia che ci aspettava e aveva fatto la torta per il suo compleanno. Gli zii del Giuseppe abitano in un quartiere pieno di palazzi grossi e alti, suo zio ha detto, mentre andavamo lì, che vicino c’era una bell’albergo dove non si pagava niente, la prigione, e si è fatto una bella risata (prima di quella battuta, aveva detto a malapena dieci parole). Noi non avevamo capito la battuta e non abbiamo riso, la mamma ha riso, ma se la conosco un po’, voleva buttarsi giù dalla macchina, solo che la mamma di G. le ha allungato la mano dal sedile davanti e le ha preso la sua, che si teneva al poggiatesta. Le ha stretto la mano come per dire sono contenta che mi ha portato G. e vedrai che la torta sarà buona. In effetti la torta era buona e l’appartamento di sua zia abbastanza bello, molto meglio di quello che hanno da noi. C’erano anche i suoi due cugini grandi e i loro figli, che hanno la nostra età. Alle 9 ci hanno portato a casa (nell’albergo, che poi era una casa) e finalmente tutto quel trambusto è finito. Devo dire che G. la torta non l’ha mangiata. Tutti gli saltavano addosso e facevano gli auguri, ma lui non voleva; mi ha chiesto di scendere in cortile con lui e siamo andati, abbiamo giocato un po’ a nascondino, ed era più contento, abbiamo anche fatto la pipì contro un muro, io ho detto che non dovevamo ma lui ha detto che si poteva tanto era un posto brutto e a lui non interessava, lui non ci voleva stare a Palermo e appena poteva ritornava su. Finalmente ci hanno accompagnato all’albergo, nella nostra camera, ed eravamo stanchi morti. La mamma si è allungata sul letto e ha guardato per un po’ il soffitto poi, come per tirarsi su, mi ha chiesto se avessi fame di qualcosa di salato, dopo 11 tutta quella torta che avevamo dovuto mangiare due volte perché continuavano a insistere e gridare di non fare complimenti. Io in effetti avevo fame e siamo usciti. Già è stata un’impresa attraversare la strada, perché era sera estate e le macchine andavano come saette, arrivati dall’altra parte abbiamo iniziato a camminare, io le davo la mano, e cercare un posto dove mangiare, ci siamo infilati in una via stretta perché in fondo si vedeva un’insegna come di una trattoria, l’abbiamo percorsa per un pezzo ma poi mia mamma mi ha detto che era meglio tornare indietro. Di solito mia mamma non si guarda in giro e le va bene tutto, frequenta gente per il suo lavoro che a vederla per strada fa paura, di tutti i colori e ce ne vuole per sorprenderla, ma lì mi ha stretto più forte la mano e ha detto che era meglio tornare sulla strada principale. Tanta gente parlottava negli angoli, un signore stava comprando qualche cosa nella mezz’ombra, c’erano dei cani, pozze d’acqua putrida, insomma, quel posto faceva paura. Siamo tornati sulla strada principale e abbiamo trovato una panetteria rosticceria che faceva dei panini e delle specialità siciliane, mia mamma ha preso un arancino di riso io un panino al prosciutto e la coca cola e tutto il resto anche il caffè e ha detto che la vita non costa niente a Palermo perché praticamente aveva speso pochissimo e con quei soldi a casa non prendeva neanche mezzo chilo di pane. Il cameriere era molto gentile ed educato e mia mamma mi ha detto che di solito i siciliani sono gentili ed educati e sorridenti, in effetti quel ragazzo era così. Il giorno dopo siamo andati al mare, ma prima ho fatto una passeggiata con mia mamma a un mercato e lei era felicissima di tutte quelle bancarelle di frutta, olive, pomodori secchi, pesci, polli appesi spennati, trippa e cose che non avevo mai visto; abbiamo comperato le olive e la frutta e sembrava che te la regalassero la roba tanto ci si spintonava per prenderla, ma sempre c’era qualche signore gentile che diceva “signora non c’è fretta, passi davanti a me, io posso aspettare”, quando mai ti capita al mercato da noi, che se per caso non ti accorgi e passi davanti a qualcuno, te ne dicono tante, e non gentili. Poi siamo arrivati in un posto dove vendevano roba antica, piatti vecchi, statue, lampadari, era il mercato delle pulci, così era scritto fuori; abbiamo guardato tutto e mia mamma ha visto degli orecchini, allora il signore le ha dato uno specchio e una sedia, le ha detto di fare con comodo e provare quello che le piaceva che se ne prendeva 3 le faceva lo sconto. Lei ne ha scelti 2 e li ha presi, quando ce ne siamo andati, il signore ci ha seguito e le ha regalato un altro paio di orecchini perché ha detto che era un peccato non li prendesse, visto che anche quel colore le stava bene e si intonava ai suoi occhi. Io mi guardavo in giro, vedevo sporcizia ovunque e mi lamentavo che persino i piccioni facevano paura perché avevano la testa piumata solo fino al collo e poi spellati (ed è ovvio perché mangiavano le schifezze di quella sporcizia), ma mia mamma diceva che invece era una bella città con persone gentili che non avevano fretta e la pulizia non è la sola cosa importante. Forse anche Giuseppe si sarebbe trovato bene in quella città e sicuro avrebbe fatto dei nuovi amici. Io non ci credo tanto e nemmeno sono così contento all’idea dei nuovi amici, visto che ci sono già io. Al mare siamo andati a Mondello, in pullman. C’era uno sciopero e il pullman era stipato di gente, abbiamo fatto molta fatica a salire, io il Giuse, sua mamma e sua 12 sorella, in più faceva caldissimo e si moriva dentro. Dopo una bella mezz’ora di strada siamo arrivati al mare e quello era bello, l’acqua bassa e trasparente, siamo stati dentro a nuotare tutto il giorno e il Giuse era felice, lo vedevo che non ci pensava più che doveva restare a Palermo e forse iniziava a piacergli un po’. Anche io mi sono divertito ma comunque non riuscivo a dimenticarmi che il giorno dopo dovevamo tornare e quello era l’ultimo pomeriggio che passavo con il mio amico. La sera, quando siamo tornati, ci ha invitato a cena sua zia, quella della sera della torta e siamo andati lì con suo zio che ci è venuto a prendere in macchina. Aveva fatto la carne impanata e per fortuna se no non mi piaceva niente di quello che c’era. Sono rimasto sorpreso perché non usano piatti normali ma di plastica e alla fine c’era una montagna di piatti di plastica e bicchieri. Eravamo stanchi e Giuseppe mi sembrava stordito, mia mamma ha preso la zia da parte e le ha dato qualcosa dicendole di usarla per Giuseppe e poi lo ha abbracciato e gli ha detto di studiare e non perdere giorni di scuola per nessun motivo e di continuare a suonare, poi è scappata fuori e la mamma del Giuse anche l’ha abbracciata e ringraziata e piangeva. Ci hanno riaccompagnato i cugini e mia mamma gli ha detto di non lasciare la mamma del Giuse da sola e aiutarla, ma loro hanno risposto che ognuno si deve arrangiare, però doveva dirglielo dove dormiva, perché quello era un suo amico e poteva farci fare lo sconto sulla camera, lui conosce tutti perché ha un negozio di compro oro nel “salotto buono” (che non so neanche cosa vuole dire) di Palermo e ha detto il nome di una via, poi si è fermato a un chiosco di un altro suo amico e ci ha fatto preparare un vassoio con 6 briosce zeppe di crema, per la colazione, mia mamma le ha prese e l’ha ringraziato, ma è stata zitta per il resto. Quando siamo arrivati all’albergo Giuseppe dormiva in macchina, si è svegliato e mi ha guardato, “Giusè dai un bacio al tuo amico che domani parte”, mi ha dato un bacio, ciao Giuseppe, mia mamma mi ha detto che presto ci vieni a trovare. Ciao Pietro, mi ha salutato mezzo addormentato. Ero così stanco che mi sono addormentato subito, nel lettone, ma mia mamma è stata sveglia, lo so perché quando mi sono alzato per la pipì, era seduta sulla sedia e guardava fuori, le macchine passavano e le osservava come se dovesse contarle una a una, lo so che guardava le macchine e vedeva tutti i bambini che sono dentro senza cintura, i bambini che dovrebbero andare dal dentista e i bambini che perdono i giorni di scuola senza ragione. È fissata con le cinture, i dentisti e la scuola e stare sveglia a fissare i fari delle macchine era sicuro che pensava che Giuseppe rischiava di andare in macchina senza cinture, di non curare i denti cariati e soprattutto perdere la scuola. Pensava anche che nonostante tutto quello che aveva cercato di fare, non era riuscita a convincere sua mamma a restare e non aveva trovato un vero lavoro e una casa, e che non aveva mantenuto la promessa che mi aveva fatto. Forse in quel momento ci sarebbe voluto per lei un amico speciale, che capisse e inventasse un gioco per essere contenti, peccato che ormai era grande per i giochi e gli amici speciali ti lasciano spesso solo, soprattutto quando ti preoccupi per loro. Anche Giuseppe mi aveva lasciato solo, ad affrontare il ritorno a casa, e io avevo lasciato solo lui, ad affrontare la sua nuova vita a Palermo. 13 Visto che anche io ero agitato, sono andato da lei e abbiamo guardato le macchine insieme, per un bel po’ siamo stati zitti, poi abbiamo parlato e le ho chiesto se era vero che faceva venire da noi Giuseppe alla fine dell’estate e a Natale, per le vacanze. Certo, mi ha risposto, questo sicuro. Ma a me non bastava e ho fatto tutta una sparata che io lo volevo tutti i giorni, poter giocare, fare capanne, il sabato, la sera a mangiare, continuavo a parlare e mi è uscita una rabbia che non sapevo di avere. Pestavo i piedi e piangevo che non era giusto e tutto il resto. Non me ne fregava niente che lui aveva lì la sua famiglia, quel posto era uno schifo, solo sporcizia e piccioni spennati e i suoi parenti non gli interessavano niente. Mia mamma non diceva niente, solo di non urlare perché svegliavamo gli altri che dormivano, ascoltava, sapeva che avevo ragione, e quando sa che uno ha ragione, non dice mai niente, ascolta e basta. Poi mi è passata un po’ la rabbia e sono tornato un bambino. Le ho chiesto cosa succedeva quando due persone non si potevano più vedere, se ci si dimenticava e si finiva per avere nuovi amici o anche niente, a stare da soli. Lei mi ha detto che di certo ci sarebbero stati nuovi amici e nuove cose da fare insieme a persone che ci piacevano, ma non ci si dimenticava di quella persona, nemmeno se passava un anno o dieci o tutta la vita, nemmeno se uno moriva, non ci si dimenticava mai se almeno una volta ci si era incontrati nell’anima. E ha anche detto che avrei sentito la sua mancanza, e quello è un dolore che non passa, bisogna solo accettarlo. Lo diceva a me , ma non mi guardava, preferiva le solite macchine che passavano e forse stava diventando anche mattina perché mi sono addormentato e mi ha messo nel lettone. Il mattino dopo siamo saliti sul treno e siamo andati all’aeroporto, abbiamo mangiato solo due briosce, 6 erano troppe. c’era anche un intoppo sul treno e ci hanno messo su un pullman che per un pelo non perdevamo il volo, tutto il trambusto ci ha impegnato e non ci ha fatto pensare ed essere troppo tristi, quando hai da fare la tristezza si fa da parte e ti lascia occuparti dei tuoi affari, poi però ritorna. Ce ne andavamo e Giuseppe non veniva con noi.